Descrizione
Il passaggio dall'accoglienza all'autonomia rappresenta uno dei momenti più delicati nel percorso dei giovani neomaggiorenni stranieri. Nel lavoro all'interno di un appartamento di sgancio del sistema SAI, accompagnare i ragazzi verso la fuoriuscita significa confrontarsi quotidianamente con una questione che, solo apparentemente, può sembrare semplice: trovare una casa.
L'abitare costituisce infatti uno degli elementi fondamentali per la costruzione dell'autonomia, ma nel nostro territorio questo passaggio incontra diverse criticità. La disponibilità di appartamenti in affitto è spesso limitata e i canoni d’affitto, spesso elevati, risultano difficilmente sostenibili per giovani che si trovano all'inizio del proprio percorso lavorativo. Anche quando dispongono di un'occupazione e di un reddito, possono non avere quelle “garanzie” che il mercato privato della locazione normalmente richiede: una storia abitativa, referenze, un garante o una rete familiare in grado di sostenerli.
E’ innegabile che a queste difficoltà si aggiunge la condizione di essere giovani stranieri.
Nella ricerca di un alloggio può emergere, infatti, una certa diffidenza da parte di proprietari e agenzie immobiliari e risulta difficile distinguere le richieste di garanzia legittimamente connesse alla locazione da quelle situazioni in cui stereotipi e pregiudizi finiscono per incidere sulle possibilità di accesso alla casa.
Il risultato può essere paradossale: un ragazzo che ha raggiunto una buona autonomia personale e lavorativa può comunque incontrare ostacoli nell'essere riconosciuto come un potenziale inquilino affidabile. Eppure, l'esperienza quotidiana mostra anche un altro aspetto altrettanto importante, a volte sono proprio i ragazzi a riuscire ad abbattere queste barriere.
Una buona integrazione nel territorio, l’aver costruito relazioni, essere conosciuti e riconosciuti nella comunità, nel luogo di lavoro può modificare la percezione che gli altri hanno di loro. La fiducia, in questi casi, nasce dalla conoscenza reciproca e può aprire possibilità che inizialmente sembravano precluse.
Queste esperienze dimostrano quanto l'integrazione possa essere un elemento concreto di autonomia. Ma allo stesso tempo pongono una questione importante: queste possibilità non dovrebbero dipendere dal singolo caso, dalla coincidenza di incontrare la persona giusta o dalla capacità del singolo ragazzo di riuscire a conquistare la fiducia degli altri.
L'accesso alla casa dovrebbe poter essere garantito attraverso condizioni e strumenti che permettano a tutti di presentarsi al mercato abitativo con pari opportunità. In questo senso, il lavoro degli operatori non può limitarsi all'accompagnamento individuale. È necessario costruire e rafforzare una rete territoriale capace di coinvolgere proprietari, agenzie immobiliari, servizi, enti e comunità, promuovendo forme di mediazione e di garanzia che possano facilitare l'accesso alla locazione.
L'obiettivo dell'appartamento di sgancio, infatti, non è semplicemente accompagnare il ragazzo verso l'uscita dall'accoglienza, ma sostenerlo nella costruzione di una vita autonoma e sostenibile. E la casa è una parte essenziale di questo percorso.
Avere un'abitazione significa poter organizzare la propria quotidianità, gestire le proprie responsabilità, consolidare il lavoro e le relazioni e, soprattutto, avere uno spazio nel quale progettare il proprio futuro, e a ragione di ciò l'abitare non dovrebbe essere considerato l'ultimo ostacolo da superare prima dell'autonomia, ma una delle condizioni che rendono possibile l'autonomia stessa.
Le storie dei ragazzi che riescono a trovare casa grazie alle relazioni costruite sul territorio ci mostrano che la fiducia può essere conquistata e che l'incontro può abbattere diffidenze e stereotipi. La sfida, però, è fare in modo che queste storie non rimangano eccezioni.
Accompagnare un giovane fuori dall'accoglienza significa anche creare le condizioni affinché possa sentirsi parte del territorio in cui vive: non soltanto ospite di un sistema, ma persona, lavoratore, cittadino, inquilino, vicino di casa e membro della comunità.
Stefania Garajo
coordinatrice degli Appartamenti di sgancio "Tocca a Te" e "Cresci" del Sai Palermo che, a Termini Imerese, sono gestiti dalla Cooperativa sociale "Novi Familia". Garajo cede, a titolo gratuito, foto e testo del presente articolo.