La sfida è non creare eccezioni

Stefania Garajo approfondisce il tema "Abitare" nelle sue relazioni con il lavoro di équipe, la rete territoriale e il concetto di "fiducia"

Data:

10/10/2026

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garajo, abitare
La sfida è non creare eccezioni

Descrizione

Il passaggio dall'accoglienza all'autonomia rappresenta uno dei momenti più delicati nel percorso dei giovani neomaggiorenni stranieri. Nel lavoro all'interno di un appartamento di sgancio del sistema SAI, accompagnare i ragazzi verso la fuoriuscita significa confrontarsi quotidianamente con una questione che, solo apparentemente, può sembrare semplice: trovare una casa.

L'abitare costituisce infatti uno degli elementi fondamentali per la costruzione dell'autonomia, ma nel nostro territorio questo passaggio incontra diverse criticità. La disponibilità di appartamenti in affitto è spesso limitata e i canoni d’affitto, spesso elevati, risultano difficilmente sostenibili per giovani che si trovano all'inizio del proprio percorso lavorativo. Anche quando dispongono di un'occupazione e di un reddito, possono non avere quelle “garanzie” che il mercato privato della locazione normalmente richiede: una storia abitativa, referenze, un garante o una rete familiare in grado di sostenerli.

E’ innegabile che a queste difficoltà si aggiunge la condizione di essere giovani stranieri.
Nella ricerca di un alloggio può emergere, infatti, una certa diffidenza da parte di proprietari e agenzie immobiliari e risulta difficile distinguere le richieste di garanzia legittimamente connesse alla locazione da quelle situazioni in cui stereotipi e pregiudizi finiscono per incidere sulle possibilità di accesso alla casa.
Il risultato può essere paradossale: un ragazzo che ha raggiunto una buona autonomia personale e lavorativa può comunque incontrare ostacoli nell'essere riconosciuto come un potenziale inquilino affidabile. Eppure, l'esperienza quotidiana mostra anche un altro aspetto altrettanto importante, a volte sono proprio i ragazzi a riuscire ad abbattere queste barriere.

Una buona integrazione nel territorio, l’aver costruito relazioni, essere conosciuti e riconosciuti nella comunità, nel luogo di lavoro può modificare la percezione che gli altri hanno di loro. La fiducia, in questi casi, nasce dalla conoscenza reciproca e può aprire possibilità che inizialmente sembravano precluse. 
Queste esperienze dimostrano quanto l'integrazione possa essere un elemento concreto di autonomia. Ma allo stesso tempo pongono una questione importante: queste possibilità non dovrebbero dipendere dal singolo caso, dalla coincidenza di incontrare la persona giusta o dalla capacità del singolo ragazzo di riuscire a conquistare la fiducia degli altri.

L'accesso alla casa dovrebbe poter essere garantito attraverso condizioni e strumenti che permettano a tutti di presentarsi al mercato abitativo con pari opportunità. In questo senso, il lavoro degli operatori non può limitarsi all'accompagnamento individuale. È necessario costruire e rafforzare una rete territoriale capace di coinvolgere proprietari, agenzie immobiliari, servizi, enti e comunità, promuovendo forme di mediazione e di garanzia che possano facilitare l'accesso alla locazione.

L'obiettivo dell'appartamento di sgancio, infatti, non è semplicemente accompagnare il ragazzo verso l'uscita dall'accoglienza, ma sostenerlo nella costruzione di una vita autonoma e sostenibile. E la casa è una parte essenziale di questo percorso.
Avere un'abitazione significa poter organizzare la propria quotidianità, gestire le proprie responsabilità, consolidare il lavoro e le relazioni e, soprattutto, avere uno spazio nel quale progettare il proprio futuro, e a ragione di ciò l'abitare non dovrebbe essere considerato l'ultimo ostacolo da superare prima dell'autonomia, ma una delle condizioni che rendono possibile l'autonomia stessa.

Le storie dei ragazzi che riescono a trovare casa grazie alle relazioni costruite sul territorio ci mostrano che la fiducia può essere conquistata e che l'incontro può abbattere diffidenze e stereotipi. La sfida, però, è fare in modo che queste storie non rimangano eccezioni.
Accompagnare un giovane fuori dall'accoglienza significa anche creare le condizioni affinché possa sentirsi parte del territorio in cui vive: non soltanto ospite di un sistema, ma persona, lavoratore, cittadino, inquilino, vicino di casa e membro della comunità.

Stefania Garajo
coordinatrice degli Appartamenti di sgancio "Tocca a Te" e "Cresci" del Sai Palermo che, a Termini Imerese, sono gestiti dalla Cooperativa sociale "Novi Familia". Garajo cede, a titolo gratuito, foto e testo del presente articolo.

Ultimo aggiornamento: 10/10/2026 07:53

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