Descrizione
La Vela Grande, una delle sedi del progetto Sai-Msna del Comune di Palermo, accoglie dodici ragazzi di minore età proveinienti da Guinea, Gambia, Bangladesh, Mali, Tunisia e Costa d'Avorio.
La sede è gestita dalla Fondazione Don Calabria per il sociale Ets e l’équipe di lavoro la definisce prima di tutto un "approdo sicuro": un luogo dove, dopo un viaggio spesso doloroso, si sperimentano di nuovo cura e attenzione. Ma "La Vela grande" è anche la "sosta per guardare in faccia la propria storia già vissuta e progettare le pagine ancora da scrivere", dove un ragazzo minorenno straniero non accompagnato inizia a pensarsi come cittadino di una nuova realtà.
Dalla terza media al tirocinio
I numeri della struttura raccontano un lavoro educativo con basi molto concrete che non si limita all’accudimento materiale e alla cura della relazione.
Negli ultimi due anni a La Vela Grande dodici ragazzi hanno conseguito la licenza media, quattro si sono iscritti a un istituto professionale e sono stati attivati dieci tirocini formativi in settori molto diversi tra loro: ristorazione, ricezione turistica, ma anche saldatura e vendita al dettaglio. È il segno di un metodo che prova a incrociare le aspirazioni dei ragazzi con le opportunità concrete offerte dal territorio: un lavoro di matching tra ciò che i giovani desiderano diventare e ciò che il mercato del lavoro palermitano è effettivamente in grado di offrire.
Ed è qui che il compito si complica. Il mondo del lavoro a Palermo versa in uno stato di salute precario: mancano opportunità e la regolarità contrattuale è tutt'altro che scontata, in un contesto dove il lavoro sommerso e informale resta diffuso.
Per i ragazzi accolti, però, un contratto regolare non è solo una questione di dignità economica: è la condizione che permette di ottenere e rinnovare il permesso di soggiorno. La normativa italiana riconosce ai minori stranieri non accompagnati un permesso per minore età che, una volta compiuti i sedici anni, consente loro di lavorare.
Ma al compimento dei 18 anni la conversione in permesso per lavoro, studio o integrazione rappresenta un passaggio critico: tutto dipende infatti da una valutazione fatta "caso per caso" che tiene conto del percorso di integrazione avviato, tirocini e contratti compresi.
Un lavoro in nero, in questo senso, non è solo un rischio di sfruttamento: è un ostacolo diretto al diritto di restare regolarmente nel Paese in cui si è costruito un percorso di vita.
Una rete che funziona, un sistema che arranca
Per rispondere a queste difficoltà, la Fondazione Don Calabria si affida alla Agenzia per il lavoro del Centro Studi Don Calabria che accompagna i ragazzi nell'orientamento professionale, affiancata dalla costellazione di realtà associative e formative attivata attraverso il sistema Sai.
È un lavoro di rete che negli anni ha permesso di trasformare la prospettiva sull’accoglienza dei minori stranieri non accompagnati a Palermo da gestione emergenziale a sistema strutturato e consolidato i cui risultati sono tangibili.
Il fenomeno migratorio, infatti, produce effetti pratici misurabili sul sistema occupazionale e contributivo cittadino, ben oltre la retorica securitaria che continua a dominare il dibattito pubblico e l’agire della politica che sembra ignorare sia gli effetti pragmatici dell'integrazione lavorativa, sia il potenziale sociale, contributivo e demografico che i giovani migranti regolarmente inseriti possono offrire a un paese come l'Italia.
Il tema demografico non è un dettaglio marginale. Nel 2025 in Italia sono nate 355mila persone, il 3,9% in meno rispetto al 2024, con un tasso di fecondità sceso a 1,14 figli per donna, un nuovo minimo storico, molto al di sotto della soglia di sostituzione [1]
Il saldo naturale resta ampiamente negativo e la popolazione si mantiene stabile solo grazie alle migrazioni. In un paese che invecchia e si spopola, l'inserimento lavorativo regolare di giovani come quelli accolti a La Vela Grande non è solo una questione di accoglienza, è una delle poche leve concrete a disposizione per tenere in equilibrio un sistema sociale ed economico sempre più fragile.
Chi resta indietro nella "città dei turisti"
Chi lavora ogni giorno dedicandosi ai minori stranieri non accompagnati sa che la ricerca di un impiego regolare somiglia a una battaglia contro i mulini a vento, dentro una selva fatta di sfruttamento e pregiudizio verso chi arriva da una cultura diversa.
Non è un dettaglio da poco: la difficoltà a trovare lavoro pesa soprattutto sui percorsi dei ragazzi più fragili, aumentando i rischi di marginalizzazione e devianza quando mancano prospettive per occuparsi di sé e della propria famiglia.
Integrazione e lavoro camminano insieme: chi accede con semplicità ai servizi fondamentali per la persona ha più possibilità di migliorare il proprio benessere e contribuire a quello collettivo. A Palermo, invece, si registrano gradi di cittadinanza differenziale che ostacolano la partecipazione sociale delle persone migranti e, di conseguenza, il loro stesso inserimento nel mondo del lavoro.
È il paradosso di una città che sembra sempre più ritagliata "a misura di turista", che privilegia i "non cittadini consumatori" [2] e rischia di dimenticare le fasce più fragili della popolazione tra cui, non ultima, quella delle persone migranti impegnate nella ricerca affannosa di una cittadinanza piena attorno a cui costruire la propria identità rinnovata.
La Vela Grande, in questo scenario complesso, resta un piccolo laboratorio dove ogni giorno, con impegno e creatività, si cerca di scrivere nuove pagine della storia personale dei ragazzi, oggi migranti, domani cittadini.
Alessandro Sabatucci, Salvatore Cavaleri
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[2] “La buona educazione degli oppressi”, Wolf Bukowski, Edizioni Alegre 2019