Descrizione
Passeggiando per il Foro Italico di Palermo si ha l’opportunità di imbattersi in un silenzio santissimo, che proviene da lontano e torna dal mare.
Non è il tramonto, non è il calare del sole sull’acqua che inonda le pietre.
È un uomo seduto in ginocchio su una delle panchine sparse. Ha gli occhi chiusi, sembra una freccia lungo qualcosa di potentissimo ma senza disturbo. Viene voglia di spendere del tempo ad osservare rispettosamente questa preghiera senza voce che ne restituisce altrettanta.
Questa è una città che nei secoli si è costruita e insieme sgretolata sulle fondamenta in rovina di una collettività che si è stretta nella povertà e separata nella ricchezza.
È bifronte, è tutto e niente insieme e in solitudine.
Forse siamo in un tempo che ci costringe ad incattivire gli occhi per paura che quel poco che abbiamo, ci venga tolto.
Peppino Impastato ci dice - sì, tuttora e al presente - che alla gente bisogna insegnare la bellezza per andare contro a questo timore.
Solo questo permette di far resistere lo stupore: la curiosità, le vicinanze tattili e immateriali che accomunano ogni essere umano, al di là delle distanze d’equatore.
Gaia Garofalo
referente comunicazione del Centro Astalli Palermo che cede a titolo gratuito i diritti d'autore della foto e del testo del presente articolo