Descrizione
L’accompagnamento in questura per il rilascio del permesso di soggiorno è un momento che contiene diversi significati.
Per noi operatori è una semplice azione, per la persona che ha l’appuntamento in questura è un giorno importante: ci si veste bene, si vestono bene i bambini e si raccomanda loro di fare i bravi.
Ho accompagnato M. insieme al piccolo J.: lei, una giovane mamma, attenta e dolce e allo stesso tempo con una capacità di richiamare il figlio con un solo sguardo che mi ricorda i nostri genitori di trent’anni fa. Lui, un piccolo terremoto, simpatico e vivace, dalla risata contagiosa e sempre in movimento.
Quella mattina la mamma aveva raccomandato al piccolo J. di “fare il bravo”: arrivati in questura, davanti ad un piazzale pieno di bambini che scorrazzavano e ridevano, J. si è immediatamente accodato, correndo e ridendo con la sua risata forte e contagiosa.
Io sorridevo e ho tranquillizzato M. dicendole che era tutto ok, che poteva concederglielo. Lei mi ha sorriso, glielo ha concesso per qualche minuto, poi era arrivato il momento in cui il bambino doveva fare il bravo ma lui, forte della presenza di tutti gli altri bimbi non si fermava, correva e rideva.
Nel frattempo, gli operatori iniziavano a raccogliere le notifiche di appuntamento e a far entrare le persone negli uffici. Allora attiro l’attenzione di J che mi si avvicina.
Gli dò la mano e gli racconto a che tra qualche minuto sarebbe entrato con la mamma e che dentro avrebbe potuto giocare ancora con gli altri bimbi.
J. mi stringe la mano, mi sorride e mi dice “ok”. Siamo rimasti lì, fermi, fino al loro ingresso.
Quando sono andata via, M. mi ha mandato un messaggio: “Grazie Laura, God bless you”.
Per qualcuno, quello che ho fatto quel giorno è una semplice azione, per qualcun altro è un atto meritevole della benedizione di Dio.
Laura Romeo
Assistente sociale del CRESM che ha concesso a titolo gratuito il testo e la foto del presente articolo