LgNet3 Palermo ridisegna l’accoglienza

Parte la formazione degli operatori nei CAS: così LgNet3 Palermo ridisegna l’accoglienza

Data:

03/07/2026

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LGNET3 e inclusione
LgNet3 Palermo ridisegna l’accoglienza

Descrizione

La vera accoglienza parte dall’ascolto e dalla comprensione profonda dell’altro.
È su questo presupposto che si basa l’attività di formazione che il progetto LgNet3 indirizza agli operatori dei CAS (Centro di Accoglienza Straordinaria).

Dai primi mesi del 2026, infatti, il team multidisciplinare del Centro Penc e del Poliambulatorio Accùra sta lavorando alla stesura di un nuovo questionario per l’individuazione delle vulnerabilità da somministrare agli ospiti dei centri di accoglienza straordinaria. Non uno strumento calato dall’alto, ma un prodotto costruito a più mani, insieme agli operatori che lavorano quotidianamente sul campo.

La vera accoglienza parte dall’ascolto e dalla comprensione profonda dell’altro. È su questo presupposto che si basa l’attività di formazione attualmente in corso a Palermo, nell’ambito di LgNet3, e indirizzata agli operatori dei CAS (Centro di Accoglienza Straordinaria). Dai primi mesi del 2026, infatti, il team multidisciplinare del Centro Penc e del Poliambulatorio Accùra sta lavorando alla stesura di un nuovo questionario per l’individuazione delle vulnerabilità da somministrare agli ospiti dei centri di accoglienza straordinaria. Non uno strumento calato dall’alto, ma un prodotto costruito a più mani, insieme agli operatori che lavorano quotidianamente sul campo.

L’iniziativa rientra tra le attività di LgNet3 a Palermo – programma finanziato dal Fondo Europeo Asilo, Migrazione e Integrazione (FAMI) 2021-2027 in partenariato con 19 comuni italiani con capofila il Ministero dell’Interno – che si conferma sempre più un laboratorio di integrazione a cielo aperto, grazie al lavoro dell’U.O. Casa dei Diritti del Comune di Palermo, in partenariato con la Cooperativa Sociale “Sviluppo Solidale” con il suo poliambulatorio sociosanitario AccùraFondazione Don Calabria per il sociale ETSAssociazione Centro PENC e Fondazione Èbbene ETS.


Un nuovo questionario per tracciare le vulnerabilità

Ultimata una prima fase di ascolto dei bisogni del territorio, negli ultimi mesi Lgnet3 Palermo è passato agli step successivi:  la realizzazione di percorsi strutturati di visite sanitarie specialistiche, le attività pratiche di civic engagement, l’avvio degli incontri di formazione per il personale dei CAS.

Quest’ultima attività si sta sviluppando attraverso incontri programmati finalizzati, tra le altre cose, alla co-costruzione di un questionario per l’individuazione delle vulnerabilità, uno strumento agile ma preciso che possa accompagnare il lavoro degli operatori. La particolarità di questo lavoro risiede nell’approccio etnopsicologico, una prospettiva che vuole offrire agli operatori una chiave di lettura culturale profonda, indispensabile per evitare fraintendimenti che potrebbero influenzare la valutazione del beneficiario: «Spesso, infatti, gli operatori rischiano di fraintendere determinati comportamenti: una persona che evita lo sguardo potrebbe essere percepita come introversa o restia, quando in realtà in molte culture questo atteggiamento è un segno di profondo rispetto. In ugual misura, il modo di nominare e descrivere il malessere psicologico varia sensibilmente da cultura a cultura, ed è qui che la figura del mediatore culturale diventa centrale, non solo come traduttore ma come ponte di significato», spiega la dottoressa Maria Chiara Monti del Centro Penc.

L’obiettivo è quindi quello di creare un questionario che non si limiti alla mera traduzione di domande standardizzate, ma che vada più a fondo, tenendo conto delle specificità culturali. Così facendo si evitano errori che rischiano di inficiare la corretta valutazione delle vulnerabilità dei beneficiari, sovrastimandole o sottostimandole. In questo contesto, naturalmente, la figura del mediatore culturale – possibilmente di provenienza geografica analoga a quella del beneficiario che si sta intervistando – assume una centralità assoluta; è la chiave di volta che permette di decodificare un’intera conversazione e di condurla nella maniera più corretta possibile. Quando questo elemento non è disponibile, bisogna prestare ancora più attenzione e tenerne conto nelle proprie valutazioni.

Questo percorso di formazione sta costruendo un metodo che tiene conto della complessità e delle numerose nazionalità ospitate nei centri. In questo senso, la co-progettazione è la cifra distintiva e fondamentale dell’attività: il questionario non nasce da un gruppo di esperti chiusi in un ufficio, ma è il risultato di un dialogo aperto e costante con chi i CAS li vive ogni giorno. Questo approccio vuole creare uno strumento che sia un supporto pratico e non l’ennesimo carico burocratico da smaltire. In definitiva, si tratta di integrare le procedure esistenti per offrire un aiuto concreto, un esercizio quotidiano di ascolto, attenzione e comprensione dell’altro.

Questo lavoro, complesso ma necessario, non si esaurirà con la consegna del questionario. L’obiettivo è infatti quello di lasciare al territorio un’eredità metodologica permanenteun modello di accoglienza più consapevole, capace di trasformare la gestione delle vulnerabilità da una pratica d’emergenza a un sistema strutturato, dove la dignità e la storia personale di ogni beneficiario siano sempre messe in primo piano.

a cura della Fondazione EBBENE

Ultimo aggiornamento: 03/07/2026 11:38

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