Diritto ad abitare, diritto di libertà

L'intervento di Laura Nocilla, psicologa di "Casa dei Diritti" e Direttore esecuzione del nostro progetto Sai-Msna, all'incontro organizzato dal Dipartimento di Scienze Politiche e delle Relazioni Internazionali di UniPa dal titolo “My home... tra desideri e pregiudizi”, nell’ambito della Settimana delle Culture.

 

Data:

13/05/2026

Tempo di lettura stimato:

nocilla
Diritto ad abitare, diritto di libertà

Descrizione

Il 13 maggio 2026, nell’Aula Borsellino del Dipartimento di Scienze Politiche e delle Relazioni Internazionali dell'Università degli Studi di Palermo, si è svolto l’incontro “My home... tra desideri e pregiudizi”.
Obiettivo, riflettere su come poter disporre di una casa sia un diritto che non vale per tutti. Nel caso dei migranti, il non poter disporre di un’abitazione può aggravare le condizioni di vulnerabilità. 

Soggetti coinvolti

Per la U.O. "Casa dei Diritti" del Comune di Palermo è intervenuta Laura Nocilla, psicologa e Direttore esecuzione del nostro progetto Sai-Msna

Quando mi è stato proposto di intervenire su un tema come “Tra desideri e pregiudizi” ho pensato subito al diritto alla casa.
Perché è proprio lì, tra il desiderio legittimo di avere un luogo sicuro in cui vivere e il pregiudizio che spesso lo impedisce, che si gioca una parte importante della vita delle persone straniere che incontriamo ogni giorno.

Nel lavoro che svolgiamo, sia come sportello di segretariato sociale sia all’interno del Sai-Sistema di accoglienza e integrazione, abbiamo imparato che accogliere non significa semplicemente offrire un servizio.
Accogliere significa restituire possibilità. Significa accompagnare una persona verso l’autonomia, verso l’autodeterminazione. In una parola: verso la libertà.

E nel tempo ci siamo accorti sempre di più che questo percorso passa inevitabilmente attraverso il diritto ad abitare. Attraverso il diritto ad avere una casa. Una nuova casa.
Perché la casa non è solo un tetto.
La casa è il luogo della protezione. È il nucleo della sicurezza, della serenità, dell’intimità. È il luogo in cui una persona può finalmente sentirsi al sicuro, riconosciuta, umana.

Ma oggi questo diritto è sempre più fragile.
Anche la nostra città vive fenomeni di gentrificazione che rendono difficile abitare, soprattutto per chi ha meno risorse. E dentro questa crisi abitativa, le persone straniere vivono un’ulteriore esclusione.

Trovare una casa, per loro, significa spesso scontrarsi con il sospetto, con il pregiudizio, con il razzismo.
Con una cultura che lentamente ha smesso di vedere lo straniero come persona, trasformandolo in un problema, in una presenza "da tollerare" (bruttissima parola questa  e ancora più brutto il suo significato) in qualcuno a cui non riconoscere gli stessi desideri degli altri.

E invece il desiderio di avere una casa è un desiderio profondamente umano.
Forse il primo.

Per questo il nostro lavoro è diventato anche un lavoro di mediazione culturale e sociale sul diritto all’abitare.
Accompagniamo i nostri ospiti nella ricerca di una casa, li aiutiamo a riconoscere questo desiderio come legittimo. Mediamo nelle coabitazioni, nei rapporti con i coinquilini, con i condomini, con i proprietari. Cerchiamo di costruire relazioni prima ancora che inserimenti abitativi.

Ma come Amministrazione sentiamo anche una responsabilità più ampia: quella di ripensare le politiche dell’abitare.
Di immaginare soluzioni possibili, nuove forme di convivenza, strumenti che rendano davvero accessibile il diritto alla casa.

Perché il diritto all’abitare non riguarda soltanto chi una casa non riesce a trovarla.
Riguarda la qualità della vita di tutta la comunità.

Una città in cui le persone sono costrette a vivere in condizioni precarie, isolate o marginalizzate è una città più fragile per tutti.
Al contrario, quando ogni individuo è accolto, ha trovato il suo “posto” ed è messo nelle condizioni di vivere dignitosamente e stare bene, cresce la sicurezza collettiva, cresce la fiducia, cresce il senso di appartenenza.

Perché il problema non è, dunque, solo trovare una stanza.
Il problema è ricostruire una cultura dell’accoglienza.

Ed è anche per questo che sono felice che questo incontro si svolga all’interno della Settimana delle Culture.
Perché il lavoro che dobbiamo fare insieme è proprio questo: cambiare la narrazione.
Dobbiamo ricordarci che la nostra comunità è sempre stata ricca grazie all’incontro tra differenze, grazie all’unione di popoli, storie e culture diverse.

Fare contro-narrazione oggi significa restituire umanità dove troppo spesso viene negata. Significa educarci a essere cittadini più attenti, più solidali, più capaci di riconoscere nell’altro non una minaccia, ma una persona.
Una persona con desideri, paure, bisogni.
Una persona che, come tutti noi, desidera semplicemente un luogo da chiamare casa.

E forse il primo passo per costruire una società più giusta è proprio questo: riconoscere all’altro il diritto di desiderare.
A partire dal diritto ad avere una casa: per la nostra esperienza, il primo momento in cui i nostri ospiti smettono di sentirsi “migranti”, “utenti”, “stranieri” e si sentono “cittadini”.

Laura Nocilla

Ultimo aggiornamento: 15/05/2026 07:16

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