Descrizione
L’Ufficio per la Pastorale delle Migrazioni dell’Arcidiocesi di Palermo, in collaborazione con la Fondazione Migrantes e con altri uffici diocesani, presenta la IX edizione del Report 2025 sul diritto d’asilo dal titolo Richiedenti asilo: le speranze recluse.
I dati del volume verranno presentati dalla co-curatrice Maria Cristina Molfetta. Un dato su tutti, quello relativo al numero di persone sul pianeta in condizione di sradicamento forzato che ha toccato la cifra record di 123,2 milioni (+6% rispetto al 2023). Un mondo in stato di crisi permanente che continua a generare spostamenti di popolazioni, mentre i sistemi di protezione sembrano arretrare, tra esternalizzazioni, reclusione e rimozione della responsabilità politica.
Gli interventi dell’Arcivescovo di Palermo Mons. Corrado Lorefice, del Prof. Aldo Schiavello, della Dott.ssa Angela Errore e dei giovani dei Padri Oblati della parrocchia interculturale di San Nicolò da Tolentino, ciascuno nel proprio ambito, cercheranno di testimoniare come sia possibile vivere tale realtà in modo diverso, dove la dignità di tutti sia rispettata e dove non si escludono i più fragili e bisognosi, aiutandoci a restare o a ritornare umani e capaci di creare condizioni reali perché le persone possano - quando sono costrette a fuggire - continuare a reclamare il diritto d’asilo nei nostri Paesi.
La migrazione nel nostro Paese negli ultimi anni è stata di fatto governata solo con quattro “decreti sicurezza”. Di più: mentre le domande di asilo nell’Ue sono calate (-13% in generale, -30% in Germania, l’Italia nel 2024 ha segnato il suo massimo storico (quasi 159 mila), in materia di dinieghi. Una “infrastruttura di esclusione”, così viene definito il sistema di accoglienza italiano, fatto di marginalità e di “zone di non essere”: spazi di disumanizzazione (come le “file della vergogna” in Questura, le espulsioni improvvise, le segregazioni nei Cpr e la rinuncia dei territori ai progetti SAI) in cui i migranti sono ridotti a “oggetti amministrati”.
Il Report 2025 invita istituzioni e società civile a ricollocare al centro “diritto internazionale, diritto d’asilo, diplomazia e bene comune”. In un mondo che rischia di normalizzare la crisi e la disumanizzazione, il riconoscimento dell’umanità di chi fugge rimane il fondamento irrinunciabile di ogni democrazia.
