Descrizione
Esattamente un anno fa, il Comune di Palermo ha operato una scelta rivoluzionaria.
L’Unità organizzativa “Casa dei Diritti”, nella quale sono incardinati i tre progetti di accoglienza delle persone migranti denominati “Sai-Sistema Accoglienza Integrazione”, sceglie di istituire la figura del “comunicatore”. Ad oggi, non si ha notizia di altri Comuni titolari di un progetto Sai che abbiano fatto medesima scelta. L’aspetto più “rivoluzionario” sta però nella scelta fatta dalla responsabile di “Casa dei Diritti” e dei progetti Sai, la Dott.ssa Angela Errore, di selezionare una “figura professionale esperta in comunicazione” e che avesse il requisito della iscrizione all’Albo dei giornalisti.
In buona sostanza, a Palermo l’Ente locale ha detto una parola chiara sul fatto che la comunicazione abbia una importanza di pari grado alle altre componenti del gruppo di governance di un Sai, composto da assistenti sociali, avvocati, animatori sociali e psicologi.
A luglio 2024, dunque, il Sai Palermo apre una finestra social e sociale per narrare l'accoglienza, il metodo di accoglienza nel sistema pubblico Sai, il lavoro di chi accoglie, la governance pubblica del Sai.
Nel lavoro quotidiano di co-costruzione del processo comunicativo del Sai Palermo che abbiamo fatto insieme agli Enti attuatori, abbiamo scoperto una appassionata e crescente motivazione alla narrazione "della propria identità" da parte di ciascuno di essi.
L'osservazione ci ha infine restituito una apprezzabile crescita dell'identity feeling da parte di chi lavora nel Sai.
Il Sai Palermo ha istituito un Coordinamento comunicazione, composto da un referente per ciascuna sede di ciascun Ente attuatore, che si riunisce due volte al mese, in modalità prevalentemente online. Il gruppo lavora con un repository condiviso in cui sono sistemati i materiali di comunicazione che provengono dalle sedi: foto e brevi testi che sono poi lavorati e adattati prima di essere pubblicati.
Il tema narrativo è quello della vita all’interno del Sai Palermo: la cura delle persone accolte, i percorsi di accompagnamento alla loro autodeterminazione, la rete territoriale che si costruisce per facilitare i percorsi di integrazione, di inclusione lavorativa, di autonomia abitativa delle persone migranti accolte.
Oltre alla narrazione della vita delle persone accolte, il Sai Palermo ha lanciato anche campagne dedicate alla sensibilizzazione e al civic engagement su temi sociali di rilievo quale, ad esempio, la cura dell’ambiente cittadino attraverso il riciclo responsabile dei rifiuti.
Un’altra campagna di rilievo è quella che racconta i lavoratori e le lavoratrici del Sai Palermo, le loro competenze, il loro daimon interiore, la loro vision dell’accoglienza.
Negli ultimi mesi, infine, si sta costituendo un gruppo di ragazzi e ragazze accolti nel Sai Msna che si stanno appassionando alla comunicazione. Il “Sai Palermo Young” sta lavorando al rafforzamento delle competenze dei giovanissimi attraverso laboratori di scrittura, di comunicazione visiva e social.
Qualche tempo fa, durante un incontro con un giornalista del Sir, Filippo Passantino, ed Anna Ponente, direttrice del Centro diaconale “La Noce”-Istituto valdese, con cui condividiamo l’idea di cura e di centralità che la comunicazione riveste anche nel Terzo settore, nasce l’intuizione di riprendere il cammino della "comunicazione civile" che con Riccardo Bonacina e VITA avevo condiviso nel 2019. Un tema che poteva dunque essere ripreso proprio a Palermo, data tutta l'energia narrativa del Sai Palermo.
Nasce quindi un gruppo di pensiero, "Quinto capitale", unito nella consapevolezza che, oltre al capitale sociale, al capitale umano, al capitale ambientale, al capitale di economia civile, occorre che il "settore sociale", come lo definisce Stefano Zamagni in alternativa a “Terzo settore”, lavori sul "capitale narrativo" proprio e delle cose che fa.
Il “Capitale narrativo” è qualcosa di molto più serio e profondo dello storytelling. È il frutto della «dimensione narrativa degli esseri umani, che sono animali capaci di raccontare e di ascoltare storie. Occorre una riflessione profonda, soprattutto nel Terzo settore, sul tema del suo racconto», dice Luigino Bruni.
Con questa consapevolezza, se è vero che il Sai "integra" il territorio dove agisce, allora il Sai Palermo ha la responsabilità sociale di lanciare anche questa "chiamata" perché il settore sociale di Palermo - che è straordinariamente ricco, professionale, capace e tenace - interpreti anche questo ruolo, cominciando dalla consapevolezza della propria identità costitutiva e finendo con la testimonianza delle azioni quotidiane concrete fatte bene e per il Bene.
Anche perché se non raccontiamo noi la nostra storia, qualcun altro lo farà per noi.